• Dott.ssa Ciuffreda Ilaria

RITARDO DI LINGUAGGIO

Come mai non parla?


Essere genitori non è semplice in quanto non vi sono guide o scuole che aiutano le famiglie in questo percorso ma, è solamente grazie all’esperienza, che si impara e si migliora.

Sicuramente la nascita del primo bambino sarà per la famiglia ancora più difficile da affrontare, proprio perché rappresenta qualcosa di nuovo.

Purtroppo, non avendo a disposizione una guida precisa, a volte può capitare di mettere in atto una serie di comportamenti poco corretti o di cui non si conosce la reale efficacia, se non solamente perché adottati da parte della propria madre che rimane, sicuramente, la guida più immediata e disponibile.

E’ chiaro, però, che una tale preziosa guida non è sempre il toccasana per tutte le difficoltà in quanto ormai i tempi e le conoscenze sono cambiate; ad esempio, il più delle volte si tende a sottovalutare la condizione di ritardo di linguaggio proprio perché in passato non vi era quell’attenzione che invece ha assunto oggi.


Ma esistono delle fasi precise della manifestazione del linguaggio e quali sono le tappe significative di tale processo?


A partire dalla nascita con il pianto e, subito dopo con il sorriso, fino alla comparsa delle prime parole, il linguaggio si sviluppa seguendo una serie di stadi in cui le competenze del bambino aumentano ogni volta si passa ad un livello successivo.

Tuttavia, tali tappe non devono essere viste in maniera rigida, poiché in ogni bambino i tempi e le modalità non sono gli stessi.

Alla base dello sviluppo del linguaggio vi sono una serie di precursori fondamentali, in assenza o nei casi di acquisizione parziale di questi, infatti, il linguaggio non si potrebbe sviluppare:

- Il gesto di indicare;

- L’attenzione congiunta;

- La lallazione

- Il contatto oculare

A conferma di ciò, alcune ricerche (Camaioni et al., 1991) hanno evidenziato una correlazione positiva tra la capacità di produrre il gesto di indicare e l’acquisizione del linguaggio.

Solitamente, vengono descritti dalla famiglia come bambini molto intelligenti e con un buon grado di comprensione e, pertanto, riescono a farsi capire bene e comunicare con l’altro nonostante non utilizzino il linguaggio verbale come strumento di comunicazione.

Ma allora come mai questi bambini non parlano ancora?


Esiste un gruppo di bambini definiti parlatori tardivi (late talkers), cioè quei bambini che a 24 mesi pronunciano meno di 50 parole, oppure più di 50 parole ma senza combinatoria cioè due parole insieme per formare una frase.

Per questi casi, si è osservato che intorno ai 36 mesi il 30% circa dei bambini si normalizza.


Allora si potrebbe aspettare prima di contattare un logopedista?


Attendere i 36 mesi per richiedere una consulenza logopedica, purtroppo, potrebbe peggiorare la situazione o, certamente, creare un clima emotivo pesante che non aiuta il piccolo.

E’ sicuramente vero il fatto che alcuni di questi, sviluppano il linguaggio tardivamente con un buon recupero successivo ma, è importante l’osservazione di uno specialista che, oltre a consigliare la famiglia e indicare le regole per una buona comunicazione, osservi il bambino e ne monitori l’evoluzione.

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Qualora fossi distante, puoi contattarmi e richiedere una consulenza online.

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