• Dott.ssa Ciuffreda Ilaria

IL CIUCCIO

Quando e come abbandonarlo serenamente



Nell’immaginario collettivo il binomio bambino-ciuccio è ormai un legame consolidato quanto resistente. Infatti, non è esagerato affermare che siamo abituati a vedere molti nostri piccoli, giocare, dormire, ridere con il loro “amico fedele”; e, solitamente, tale visione suscita tenerezza e simpatia da parte di chi li osserva.

D’altronde, col ciuccio il neonato compie una mera suzione non nutritiva che, fungendo come automatismo innato, gli permette in circostanze di irrequietezza di calmarsi e rilassarsi, e accompagnandolo costantemente lungo il percorso di crescita, ne rappresenta di fatto il compagno sempre disponibile nel momento del bisogno in grado di regalargli quella coccola necessaria per scaricare le tensioni e addormentarsi in tranquillità.


A cosa serve il ciuccio?


Durante i primi mesi di vita:


  • riduce il rischio di SIDS (o sindrome da morte in culla);

  • è utile in ospedale durante procedure dolorose o in terapia intensiva, per il suo effetto analgesico e di conforto;

  • nei bambini nati pre-termine può aiutare a sviluppare le abilità di suzione ancora deboli, finalizzate all’alimentazione al seno.

Come comportarsi nel caso in cui il nostro bambino non gradisce il ciuccio?

In effetti, soprattutto molti neonati allattati al seno rifiutano il ciuccio per una questione sensoriale, in quanto viene percepito come qualcosa di estraneo, di non naturale.

Tante sono le strane espressioni facciali, indice di ipersensibilità nei confronti di un nuovo materiale inserito in bocca.

E’ importante rispettare questa scelta e non forzare il suo utilizzo, anche se probabilmente la gestione dei momenti critici risulterà più complicata.

Invece, qualora si inizi ad utilizzarlo bisogna farlo con criterio e con dei limiti, per non farlo diventare un’abitudine viziata e rendere difficile poi il distacco.

Proprio perché ogni cosa, anche il ciuccio, se usata con il buonsenso non fa male.

Come usare il ciuccio con buonsenso?


E' fondamentale:


  • introdurre il ciuccio solo dopo il 1 mese, quando l’alimentazione al seno si è stabilizzata, perché abbassa il desiderio del bambino, e quindi la forza della suzione e la produzione di latte;

  • non dare il ciuccio durante il giorno nelle attività quotidiane: diventa un’abitudine tenerlo in bocca senza motivo e inibisce la fase di esplorazione orale e sensoriale rallentando l’evoluzione delle abilità motorio-orali.

In commercio esistono tante tipologie di ciuccio, quale scegliere?


Il succhietto in silicone risulta il più adatto alle caratteristiche anatomiche e funzionali del bambino; invece, è preferibile evitare quello in caucciù, facilmente colonizzante per i germi candida e stafilococco.


Quando togliere il ciuccio e perché?


Molti pediatri dicono intorno ai 2/3 anni. Ma per il logopedista il suo abbandono dovrebbe già partire dai 12 mesi, cioè dal momento in cui il bambino sviluppa l'abilità di mordere.

In effetti in questa fase il bambino non si trova più nella necessità di succhiare, perciò diventa opportuno iniziare a sperimentare schemi motori più maturi e complessi nei movimenti della bocca e della lingua.

In genere, si potrà momentaneamente ricorrere in suo soccorso solo nei momenti di effettiva necessità, evitando così di utilizzarlo come unica fonte di consolazione e pian piano abbandonarlo. Al massimo, entro i 2 anni, dal momento che l'uso prolungato oltre questa età, può comportare una serie di alterazioni sia nelle abilità di alimentazione che nel linguaggio.


Cosa determina un uso prolungato del ciuccio?


Le alterazioni che più frequentemente si possono osservare in un bambino che utilizza (o ha utilizzato) troppo a lungo il ciuccio sono:


  • modifiche nella conformazione del palato(che si modella troppo stretto e profondo) e della dentizione, con relative complicanze e alterazioni le quali, necessitano spesso di un intervento ortodontico per essere corrette;

  • tendenza alla respirazione orale, e di conseguenza maggiore frequenza di infiammazioni ed infezioni di naso e gola;

  • una maggior frequenza di episodi di otite e ristagno di muco nell’orecchio.

  • alterazioni del linguaggio


Come togliere il ciuccio?


Decidere di togliere il ciuccio ad un bambino che lo ha ormai stabilizzato come abitudine viziata, richiede molta pazienza; e per questo è preferibile farlo in un periodo di tranquillità, quindi, magari non parallelamente al momento di togliere il pannolino o, magari, mentre stiamo stabilizzando una nuova abitudine (come il dormire da soli).

E’ importante far partecipare il bambino a questa scelta e spiegargli che ci rendiamo conto che eliminare il ciuccio è un’azione dolorosa, ma, visto che sta diventando grande ci sono tanti altri modi più attraenti per calmarsi e rilassarsi.

A riguardo, anzi, si potrebbe creare un vero e proprio “patto” con il bambino come il donarlo al suo bambolotto del cuore, oppure scegliendo di chiuderlo, come una specie di rituale, nella scatola delle cose “di quando eri piccolo”, ovvero regalarlo ad un fratellino o un cuginetto più piccolo.


Fondamentale, però, è evitare di cambiare la taglia del ciuccio.

Man mano che il bambino cresce, di fatti, crescerà anche la sua bocca; se aumentiamo la taglia del succhietto non facciamo altro che contribuire al piacere di questa stimolazione orale; viceversa, mantenendo sempre la stessa taglia il bambino non proverà più piacere nella suzione in quanto ormai il ciuccio è troppo piccolo e, di conseguenza, lo abbandonerà in autonomia.

La figura professionale fondamentale per l' abbandono sereno del ciuccio e per l' eliminazione delle abitudini viziate è il logopedista, il quale accompagnerà la famiglia in questo percorso tramite consigli e materiale d'impatto per il bambino.

Purtroppo, si tende ancora a sottovalutare e aspettare che prima o poi il bambino lo abbandoni in autonomia. Un’inaccorta inclinazione che lascia al caso e alla natura del manifestarsi o meno di alterazioni che possono intervenire e comportare.

Quindi, perché aspettare?

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